Il processo creativo
Le opere di Giacomo Balla trattate in laboratorio appartengono al nucleo domestico dei 77×77.
Le analisi multispettrali e chimiche hanno evidenziato la fragilità intrinseca di questa pittura moderna — preparazioni proteiche rigide, pigmenti industriali e bianchi di zinco che, nel tempo, hanno generato tensioni e micro-fessurazioni.
Da questa consapevolezza è nato un progetto organico, dove ogni intervento è al tempo stesso ricerca e restauro.
Il progetto ha affrontato la fragilità intrinseca dei materiali e la presenza diffusa di depositi ossidati e residui di colle con un approccio coerente e modulare.
Per le puliture sono stati impiegati sistemi colloidali in particolare emulsioni, in grado di rimuovere selettivamente i depositi senza alterare la materia pittorica, mentre per i consolidamenti sono stati utilizzati polimeri nanostrutturati progettati ad hoc per restituire coesione e stabilità al film pittorico. La loro azione, combinata con l’apporto termico controllato della tecnologia MAT a nanotubi di carbonio, ha permesso di riallineare e ricompattare la pellicola pittorica, preservando l’autenticità delle superfici.
Il risultato è una superficie stabile e leggibile, in cui la luce e la materia tornano a dialogare nella loro originaria tensione futurista.













Su “Espansione Fiore” la pellicola pittorica era sofferente : Micro-scaglie instabili e una patina giallo-bruna soffocavano i toni. le indagini multispettrali e FTIR hanno evidenziato la presenza di leganti proteici ossidati e pigmenti a base di zinco, responsabili forse della perdita di coesione e del micro-cretto diffuso, aggravati dalle condizioni conservative in cui il dipinto era stato tenuto.
Il film pittorico è stato quindi preconsolidato con un polimero nanocomposito a base di PEOX, ottenendo un risultato ottimale grazie all’impiego di tappetini a nanotubi di carbonio a calore controllato, che hanno permesso di riallineare delicatamente la pellicola pittorica e di ripristinarne la coesione.







“Linee forze di mare” presentava i segni di una foderatura invasiva: colle ossidate, bordi strappati, tela irrigidita. Le colle sono state rimosse con agar in panetti; la pittura è stata pulita con emulsioni a fase oleosa interna a base di isopropyl myristate, un solvente green con polarità moderata che consente una pulitura selettiva delle componenti grasse senza solubilizzare i leganti originali, ottenendo ottimo risultato.





Lo spettro FTIR del frammento verde mostra le bande caratteristiche dei leganti acrilici — in particolare le vibrazioni C=O esteriche attorno a 1730 cm⁻¹ e le intense bande alifatiche tra 2920 e 2850 cm⁻¹ — confermando che si tratta di una ridipintura moderna sovrapposta alla pittura .







Il frammento di “Paravento” raccontava un’altra storia: carta incollata su tela e ridipinta in verde acrilico negli anni Cinquanta. Un gel di Klucel ed etil lattato ha permesso di sollevare la ridipintura, facendo riemergere la tempera originale di Balla, sottile e vibrante come tessuto.
